La musicista e pittrice di Boston si muove tra il dark folk, il dream pop e universi sonori psichedelici.
Le canzoni di Marissa Nadler sono come incontri fugaci con un’altra realtà. Contrariamente alla sua indole solitamente allegra, nei testi dell’artista statunitense si riflettono temi quali la morte e il lutto. La sua voce inconfondibile aleggia su chitarre riverberanti e atmosfere sonore cupe. Si tratta di nostalgia, perdita e abissi nascosti – di storie che rimangono nella penombra e proprio per questo lasciano il segno.
Da oltre due decenni Nadler sviluppa un’opera musicale originale che sfugge a qualsiasi categorizzazione univoca. Con dieci album da solista e numerose collaborazioni, si muove tra ballate intime, brani narrativi e arrangiamenti complessi. Nel suo decimo album, *New Radiations*, Nadler prosegue questa esplorazione musicale. Le canzoni trattano ripetutamente di distanze incolmabili, di separazioni destinate a durare per sempre. La sua musica è al tempo stesso fragile e inquietante, familiare e estranea.
Tradotto con DeepL