Alcune cose nascono lentamente, nell’oscurità. Gli E-L-R hanno sempre lavorato in questa luce. Dal loro album di debutto *Mænad* (2019) e dal labirintico *Vexier* che ne è seguito, il duo svizzero — il bassista I.R. e il chitarrista S.M., entrambi con le loro voci, integrati da una batteria aggiuntiva in studio e sul palco — ha costruito un suono che oscilla tra pesantezza e dissoluzione, rifiutando coordinate fisse. Termini come «doomgaze» e «post-metal» offrono un orientamento, ma non descrivono mai il quadro completo.
«Atropa», il loro terzo album, è stato realizzato in un periodo di profonda trasformazione e malattia, quando il cambiamento è diventato una condizione costante. Anziché raccontare direttamente queste esperienze, l’album le abita emotivamente: sopravvivenza, perseveranza e cambiamento irreversibile come stati che devono essere attraversati. Il titolo evoca sia Atropo, l’Indomabile, che recide il filo della vita senza esitazione, senza obiezioni, senza ritorno — sia Atropa belladonna, dove bellezza e veleno condividono la stessa radice. In entrambe le figure la trasformazione si presenta come qualcosa che non chiede permesso, che segue la propria logica. Si sopravvive — oppure no.
In tutto l’album, il filo reciso ritorna come una freccia scoccata dall’arciera — l’istante in cui il desiderio si trasforma in azione e la possibilità in destino. Le canzoni attraversano il lutto, il delirio, la limerenza e una resilienza conquistata a fatica, soffermandosi in quel terreno liminale dove desiderio, perdita e trasformazione diventano indistinguibili. Atropa abita la soglia in cui ha inizio l’irrevocabile — quando la freccia viene scoccata e il mondo non può più rimanere lo stesso.
Tradotto con DeepL