Musica

Brandon Flowers, frontman dei The Killers, suona musica country

21.08.2026 Scritto da Claudio

Ci sono cantanti che si riconoscono dalla voce prima ancora che finisca la prima strofa. Brandon Flowers è uno di questi. Con i The Killers ha riempito gli stadi per 25 anni, con inni che oscillano tra la new wave e il pathos alla Springsteen. Ora si cimenta in qualcosa che i suoi fan non si sarebbero mai aspettati: il country. E non si tratta di una semplice incursione, bensì di un album completo.

Si intitola «Thrasher», registrato a Nashville con chitarre pedal steel, armonica e archi. Dieci brani, tutti scritti da lui. Flowers dice di essere tornato alla musica di suo padre, il «country-western», come lo definisce lui. Si potrebbe pensare che sia solo una frase di PR. Ma non lo è, se si conosce «Pressure Machine», l’album dei Killers del 2021, in cui Flowers aveva già raccontato della sua infanzia a Nephi, nello Utah. Lavoro, povertà, religione, sogni infranti. «Thrasher» ne è il seguito, solo senza la sua band alle spalle.

Le distese del Nevada come fonte di ispirazione

Chiunque abbia mai percorso le strade polverose del Nevada e abbia fatto tappa a Carson City, comprende queste canzoni in modo diverso rispetto a chi le ascolta dal divano di casa. Quella pesantezza che è allo stesso tempo vastità. È proprio questo che caratterizza «Thrasher»: storie di piccole città che diventano sempre più grandi man mano che le si ascolta. In «Plans» i sogni di gioventù si infrangono contro la realtà. «Tiger’s Blood» racconta dell’allontanarsi e del perdersi di vista, un brano country-rock dal ritmo lento che si ispira chiaramente a Springsteen. E «Angel» racconta di persone che non riescono a sfuggire alle proprie origini. Non importa quanto lontano vadano.

E sa anche fare critica sociale. «Miss America» è il punto di vista di una donna che fugge da un partner violento rifugiandosi a casa dei genitori e che è in conflitto con la propria fede perché la sofferenza non finisce mai. Flowers è mormone, e questo attrito religioso permea tutta la sua opera, anche in questo caso.

Si chiude un cerchio

L’album traccia un arco narrativo: inizia con la domanda sul caso o sul destino, passa attraverso il diventare adulti e la nostalgia di luoghi lontani, per arrivare infine a «An American Dream», uno sguardo malinconico sull’oro, i lustrini ed Elvis. Alla fine rimane solo la nostalgia di casa.

«Thrasher» è inconfondibilmente Flowers. Alcune canzoni sarebbero state perfette anche in un album dei Killers. Ma il cambio di direzione gli fa bene, e lui lo gestisce alla grande. Merita di essere ascoltato.

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Tradotto con DeepL